Le difficoltà e l’ambizione della professione del Dottore Commercialista

Spunti interessanti dall’articolo di Maria Carla De Cesari e Federica Micardi pubblicato su Il Sole 24 Ore di oggi.

La professione del commercialista rischia di morire per troppi adempimenti. I dati che sono stati resi noti in questi giorni dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti fanno emergere una realtà professionale fatta soprattutto di piccoli studi appiattiti dagli adempimenti contabili e fiscali che producono un margine economico troppo contenuto.
La frustrazione di essere al servizio dello Stato senza avere un corrispettivo né un riconoscimento professionale si sta trasformando in un senso di ribellione: una situazione – emersa in modo chiaro anche nell’assemblea dei vertici della categoria che si è svolta ieri a Roma – che deve essere affrontata prima che diventi patologica.
I commercialisti chiedono semplificazione. Sta alla politica e al confronto con gli stessi professionisti arrivare a una riorganizzazione della macchina fiscale alleggerita dagli obblighi inutili che, troppo spesso, si sono rivelati inefficaci per la lotta all’evasione.
La scommessa dei commercialisti è riorientare le proprie competenze in settori specialistici e nella consulenza. Una scommessa ambiziosa se è vero che non sarà facile fare a meno della routine fiscale che in altri tempi ha anche contribuito a far crescere la professione.
D’altra parte, Consiglio nazionale e Casse di previdenza di categoria si stanno attrezzando per sostenere gli iscritti in questa opera di riconversione. Vanno messi in campo incentivi per la formazione e aiuti economici per riorganizzare gli studi, anche attraverso alleanze e strutture articolate. I professionisti devono riscoprire il gusto di emulare le esperienze di successo.

(da “Il Sole 24 Ore” del 9 giungo 2017, pagg. 1 e 29)